Dario Sabbatucci

Vita comica di Pirro secondo Plutarco

 

Di Dario Sabbatucci recentemente scomparso pubblichiamo l'antefatto del volume.

 

Antefatto

 

Volevo scrivere una vita comica di Pirro, seguendo la biografia di Plutarco, e l’ho fatto. Perché Pirro? Potrei rispondere: perché il cognome di mia moglie è Pirri; il che è storicamente vero. Invece rispondo: perché è un personaggio che mi ha sempre incuriosito, soprattutto per i suoi elefanti, ma anche per il detto "vittoria di Pirro". Questi elefanti che, dopo Alessandro Magno, hanno cominciato ad ingombrare la grecità classica, li ho sempre sentiti come una stonatura; ma d’altra parte, dopo Alessandro, la grecità classica era finita; era diventata ellenismo, e nell’ellenismo anche gli elefanti ci stavano bene. Ora Pirro, vissuto nel terzo secolo a.C., come gli elefanti stava bene nell’ellenismo.

Perché Plutarco? Potrei rispondere: perché mio figlio Luca, console ad Atene, abitava in via Plutarco, dove parecchie volte sono stato suo ospite; e anche questo è storicamente vero. Invece rispondo; perché Plutarco è l’unico che ci ha raccontato la vita di Pirro dall’a alla zeta. Eppoi anche Plutarco, come me, scriveva seguendo le sue curiosità; per inciso, ricordo che si era posto un sacco di problemi sulle tradizioni greche e romane, tanto da farne due libri: Questioni greche e Questioni romane.

Perché "comica"? Potrei rispondere: per invogliare alla lettura. Invece rispondo: perché quel mondo che Pirro rappresentava molto bene, mi è sempre parso ridicolo, e non so che farci. In definitiva anche il grande Alessandro che, sconvolgendo l’assetto della grecità, aveva dato vita a quel mondo ridicolo, dominato dai suoi imitatori, era morto in un modo ridicolo per un grande guerriero: fu abbattuto, pare, da una polmonite che si era presa dopo un bagno nelle fredde acque di un fiume. Secondo altri era stato avvelenato. Questa versione cerca in qualche modo togliere dal ridicolo della polmonite la morte di Alessandro; ma non depone troppo bene per l’ambiente in cui viveva. Che è poi l’ambiente delle monarchie ellenistiche sorte dai resti dell’impero di Alessandro.

Io ho seguito il testo stabilito da Carolus Sintenis per le Edizioni Teubneriane (Lipsia, 1911). È un po’ vecchiotto, ma è quello che ho in casa. I miei capitoli rispondono nella numerazione ai capitoli con cui in quel testo è distribuita la materia. In tal modo il lettore potrà riscontrare facilmente nel testo greco quel che io scrivo in italiano. Tra virgolette ho inserito espressioni e frasi di Plutarco.

Dato che Plutarco scriveva per i Greci, supponeva che i tanti nomi che lui faceva non avessero bisogno di una specifica illustrazione; io che scrivo per gli Italiani suppongo che ci sia questo bisogno. Ho provveduto al riguardo, senza che per questo volessi offendere il lettore colto che su quei nomi ne sa più di me.

Buona lettura.

© Edizioni dell'Altana 2002