Il Tempo

 

L'astronoma e il poeta.

Ecco l'Infinito

di Daniele Del Moro

MARGHERITA Hack ci ha da tempo abituati alla sorpresa delle sue idee, alle scoperte con cui rivoluziona e capovolge le certezze dell'essere. Ma l'ultima fatica a cui si è dedicata stupisce, non solo per la quantità enorme dei concetti affrontati e per le ipotesi formulate ma anche per l'originalità con cui esamina i segreti dell'astronomia. La sua "Storia dell'astronomia - dalle origini al duemila e oltre" - Edizioni dell'Altana, che verrà presentata oggi pomeriggio da Carlo Bernardini e Nino Borsellino, nella Sala Igea dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, è una monumentale opera che la Hack ha scritto avvalendosi dell'apporto di un altro importante coautore: nientemeno che Giacomo Leopardi. Se l'autore de "L'Infinito" scriveva che "la più sublime, la più nobile tra le scienze è senza dubbio l'astronomia. L'uomo s'innalza per mezzo di essa al di sopra di sé medesimo", come legare il poeta recanatese alla grande astrofisica, Accademico dei Lincei, la donna che ha ottenuto i più alti riconoscimenti internazionali e pubblicato più di 250 lavori e numerosi testi sulla struttura e sullo stato evolutivo delle stelle?

Abbiamo provato a chiedere alla stessa Hack, insomma, i motivi della sua insolita collaborazione con Giacomo Leopardi e quali prospettive per il futuro dell'universo?

Professoressa Hack, come è nata l'idea di un libro firmato insieme con Giacomo Leopardi?

"Giacomo Leopardi, nel 1813, all'età di quindici anni, avvalendosi della celebre biblioteca paterna e di quanto poteva offrire la ricerca del suo tempo, scrisse una prodigiosa storia dell'astronomia. È la prima parte del libro, quella che arriva sino ai primi dell'Ottocento. Da una idea dell'editore dell'Altana è venuta fuori la seconda parte del volume, quella scritta da me, che riprende il discorso interrotto da Leopardi. Ho cercato di illustrare, in un linguaggio il più possibile chiaro e dettagliato, la situazione attuale dell'astronomia e le ultime e più recenti scoperte".

Quali risultati, dunque?

"Non bisogna dimenticare che dall'Ottocento ad oggi le scoperte, soprattutto per merito delle nuove tecnologie, hanno subìto una grande e profonda accelerazione. Si hanno informazioni su come si sono formati gli elementi, le galassie, le stelle, su come l'universo si è evoluto e continui ad evolversi. Ma le questioni più importanti a cui sono giunti gli studiosi sono quelle riguardanti l'espansione dell'universo, che non sarebbe più statico ma in continua evoluzione e quelle collegate alla presenza di una energia oscura, di ancora difficile definizione, che agirebbe in opposizione alla forza di gravità e che costituirebbe il 95% della materia esistente nell'universo. Ripeto: cosa sia esattamente questa "materia oscura", chiamata "quintessenza", per distinguerla da altre forze fondamentali come quelle di gravità e dell'elettromagnetismo, non si sa. Potrebbe trattarsi di stelle molto deboli, nane rosse o nane bianche. Ragioni, comunque, legate alle abbondanze cosmiche del deuterio, escludono che possa trattarsi di materia "barionica" ossia formata da atomi e da molecole".

E le altre recenti scoperte? Quali più degne di segnalazione?

"Si è avuta la conferma che l'universo obbedisce alla geometria euclidea. L'esperimento del pallone stratosferico di Paolo De Bernardis ha avuto grandissimo successo perché ha dato certezze riguardo il modello euclideo e l'accelerazione dell'universo. Non dimentichiamo, ancora, le rivelazioni scaturite in seguito all'esplosione della Supernova del 1987, il primo oggetto celeste da cui è stato possibile catturare neutrini che hanno dato importanti informazioni a proposito delle teorie riguardanti le Supernovae".

Lei scrive: ".. anche quello che chiamiamo l'universo, quello che riteniamo sia tutto ciò che esiste è solo uno fra tanti altri universi. È questo il massimo sviluppo dell'idea copernicana". Può spiegarci che cosa significa?

"Le condizioni iniziali dell'universo dovevano essere tali che il minimo spostamento avrebbe dovuto impedire l'evoluzione come noi la conosciamo, con la formazione delle galassie, delle stelle e della vita. Il principio antropico forte, quello che stabilisce che l'universo, per essere tale, deve permettere, in qualche stadio della sua evoluzione, la creazione di esseri in grado di osservarlo, porta ad una conclusione: noi ci siamo perché questo universo possiede valori adatti alla nostra comparsa. Ne consegue anche l'ipotesi dei multiversi. In un spaziotempo infinito si formano universi con proprietà molto differenti l'uno dall'altro. Ci saranno quelli che ricadranno immediatamente su se stessi, quelli che si espanderanno troppo rapidamente per permettere la formazione di stelle e di galassie, ma anche quelli adatti allo sviluppo di forme intelligenti di vita. Dunque, non è avventato pensare alla presenza di universi adatti allo sviluppo di altre forme di vita.

E la vita su Marte?

"Vale un po’ lo stesso discorso. Su Marte sono scese, nel 1976, due sonde americane, la Viking 1 e la Viking 2. Un'ultima sonda americana, il Pathfinder, è atterrata su Marte nel 1997 ed ha inviato numerose immagini del paesaggio. Marte, insomma, è stato il pianeta piu studiato sia dalla terra che dallo spazio, in epoca recente. Le strutture osservate indicano chiaramente la presenza di bacini di laghi e di letti di fiumi disseccati. Ciò fa pensare ad un passato in cui su Marte doveva esserci grande abbondanza di acqua. Risultano ancora più evidenti la presenza ai poli di ghiaccio, di acqua e di anidride carbonica. Anche i dettagli delle montagne, di strette vallate in tutto e per tutto simili a canyon, di vulcani, fanno di Marte, ormai, un pianeta conosciuto quasi quanto la Terra. Fra tutte le morfologie rilevate, spicca quella di un enorme vulcano, l'Olympus, più del doppio dell'Everest con i suoi 24 km di altezza, su un pianeta che ha un diametro che è la metà di quello della terra".

Torniamo a Leopardi. Ci credeva, lui, ai marziani? "Anche Leopardi si occupò del problema della vita al di fuori del pianeta terrestre, questione che pensava dovesse rimanere senza risposta, riferendo di credenze di antichi scrittori che credevano di sapere tutto sugli abitanti di Marte, della Luna o di Venere. Bisogna essere cauti ma, in virtù delle sue caratteristiche e della presenza di acqua rilevata, Marte risulta estremamente interessante sotto questo punto di vista".

La critica alla tecnologia ha un suo fondamento?

"Il problema non è la tecnologia ma l'uso che si fa di essa. Senza i nuovi mezzi tecnologici, basti pensare ai satelliti o a i grandi telescopi della nuova generazione, la conoscenza scientifica non avrebbe avuto lo sviluppo che ha ottenuto in questi ultimi due secoli. Idem per la medicina. Se oggi è quasi possibile ricostruire un fegato attraverso le cellule staminali, i benefici della tecnologia riguarderanno tutti. L'importante è saperla usare con fini etici e non in termini di sfruttamento delle risorse rimaste".

[da Il Tempo, martedì 28 maggio 2002]