Il male dentro

Postfazione di Luciano Canfora
Pagine 288
Euro 18,00
Uscita gennaio 2013


Ci sono solo due modi per tenere unito un popolo: comuni ideali e comuni crimini”, Hitler ha sperimentato entrambi. Ha imposto il cameratismo fra gli uomini obbligandoli fin da piccoli a far parte dei campi d’addestramento, ha suscitato nelle ragazze il desiderio di una “rivincita” nella società che le soffocava. E ha fatto aleggiare su tutti la potenza del male. Un programma che ha dato i frutti di un’immane catastrofe.

Sulle atrocità naziste e sull’orrore dell’Olocausto sono stati scritti innumerevoli libri, ma l’opera di Thomas Kühne, qui pubblicata nella versione italiana, presenta un aspetto singolare e forse ancora poco conosciuto di questo determinato periodo storico. L’autore si è proposto d’indagare “dal di dentro” l’atteggiamento del popolo tedesco sotto il regime di Hitler. Capi militari, soldati, semplici cittadini uomini e donne, persino ragazzi, sono esaminati in funzione del loro rapporto con un’ideologia che sovvertiva morale, costumi, atteggiamenti tradizionali, per inculcare in tutti l’orgoglio nazionale, la tanto decantata Volksgemeinschaft, l’unità del popolo, che doveva trasformare, nessuno escluso, in cittadini appartenenti a una razza superiore. Non solo gli “inferiori” dovevano essere eliminati ma l’IO di ognuno doveva trasformarsi in NOI. Una massa compatta, solidale anche nel crimine. Documentazioni, lettere, testimonianze inoppugnabili svelano - con episodi inediti e di indimenticabile efficacia - come la maggior parte dei tedeschi fosse “drogata” da una dottrina che esaltava l’orgoglio della Germania. “Questo libro – scrive l’autore – si concentra sull’aspetto costruttivo e solidale che spinse a un omicidio di massa”. Solidarietà, complicità maschile, “riscatto” femminile, devozione coniugale, tutte “qualità” mirate a un solo scopo: distruggere gli ALTRI, i “diversi”. Ci fu chi partecipò attivamente, chi solo assistette, e anche chi contestò, ma in sordina. Kühne fa comprendere quanto fosse subdolo e insinuante il “veleno” del regime spacciato per l’unico antidoto al crollo della patria. La rappresentazione del cameratismo, l’ansia di risollevarsi dalla tragedia della prima guerra mondiale, l’umiliazione del Trattato di Versailles, sono i presupposti per quel “riscatto” da ottenere a costo di ogni brutalità. Personaggi, situazioni, episodi atroci balzano dalle pagine con un’agghiacciante verismo e dietro a ogni azione, a ogni comportamento umano e disumano c’è una profonda indagine psicologica che rende il tutto più “reale” ma anche più allarmante. Accusa e monito per il futuro.

Thomas Kühne è un profondo conoscitore dell’epoca nazista sulla quale ha già scritto fondamentali libri. E’ professore presso la Clark University statunitense.

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