Gli amanti di Venezia

Pagine 326
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Con illustrazioni Traduzione di Marta Bignami


Fu a Venezia nell’autunno del 1894 che avvenne il primo incontro fra Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio. Incontro sconvolgente per l’esistenza privata dei due personaggi, ma i cui effetti maggiori si sarebbero poi riflessi sull’intera vita culturale e soprattutto teatrale del tempo, in Italia e in Francia, con rilevanti incidenze anche nel resto d’Europa e persino negli Stati Uniti.

Claudine Brécourt-Villars ha minutamente ricostruito sulla scorta di materiale in larga parte inedito, la tormentata storia d’amore che per un decennio unì la più grande attrice del suo tempo all’ambizioso poeta delle Laudi giunto al culmine del successo mondano e letterario impegnato senza scrupoli o cedimenti sentimentali a costruire la propria fortuna anche oltre i confini d’Italia. Da qui in un intreccio insondabile di complicità amorosa e d’interesse, il valersi delle capacità incantatorie della Duse per meglio approntare la sfida con il pubblico parigino e il conseguente "tradimento" con Sarah Bernhardt, l’altra "divina" delle scene d’allora, cagione non ultima della pittoresca rivalità fra le due attrici. E così innestando con sapienza narrativa e vigore storicistico gli aspetti privati con gli eventi culturali o politici dell’epoca, Claudine Brécourt-Villars ripercorre l’itinerario accidentato d’una relazione che, giunta al suo, fatale malinconico tramonto non mancherà di illuminare ancora con i suoi riverberi gli ultimi anni d’entrambi i protagonisti in un coacervo di risentimento, di amarezza ma anche di incancellabile sedimento affettivo.

Sarà a "Eleonora dalle belle mani" già scomparsa da quattordici anni, che nella allucinata solitudine del Vittoriale, "il più cinico dei seduttori" riserverà alla vigilia della morte il suo ultimo pensiero, un’invocazione al perdono.


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