Giornale di Brescia

 

Gli occhi della scienza sulle "vaghe stelle dell'Orsa"

di Maria Mataluno

"La più sublime, la più nobile tra le Fisiche scienze ella è senza dubbio l’Astronomia. L’uomo s’innalza per mezzo di essa come al di sopra di sé medesimo, e giunge a capire la causa dei fenomeni più straordinari". Quando Giacomo Leopardi scrisse queste parole, nel 1813, aveva solo quindici anni, ma aveva già letto gran parte dei sedicimila volumi della biblioteca paterna, a Recanati. Uno dei primi frutti dei suoi studi giovanili fu una Storia dell’astronomia che rendeva conto, con rigore e dovizia di particolari, dei progressi nell’osservazione del cielo dall’antichità ai suoi tempi. Pochi anni dopo gli interessi di Leopardi virarono dalla scienza alla poesia, dal razionalismo al romanticismo, per cui egli cominciò a guardare il cosmo con un altro occhio. Difficilmente il poeta, intento a ragionare di dolci ricordanze con le "vaghe stelle dell’Orsa", avrebbe potuto prevedere che dopo quasi due secoli quel suo erudito manuale sarebbe stato continuato da una grande studiosa e ripubblicato ad uso degli astrofili del Duemila. È quanto ha fatto Margherita Hack, la vulcanica professoressa di Astronomia dell’Università di Trieste, che ha ripreso il lavoro da dove lo lasciò Leopardi, completandolo col racconto dei tentativi di svelare i segreti del cielo susseguitisi dall’Ottocento ad oggi, fino alle più recenti, esaltanti scoperte, e non tralasciando di gettare un’occhiata sul futuro di questa disciplina antica quanto l’uomo. Il risultato è un testo unico nel suo genere, la Storia dell’astronomia. Dalle origini al duemila e oltre (Edizioni Dell’Altana, 639 pagine, 37 euro). Domando alla signora Hack cosa l’abbia spinta a scrivere un libro "a quattro mani" niente di meno che con Leopardi... "L’idea - mi dice la professoressa, simpatica e cordiale come sempre - è stata della casa editrice che, apprestandosi a ripubblicare la Storia dell’astronomia leopardiana, ha pensato che sarebbe stato utile completarla con un testo che descrivesse le scoperte avvenute dopo la sua stesura, ossia nella fase più appassionante dell’astronomia. Quando l’editore Giuseppe Dall’Ongaro mi ha proposto di cimentarmi in questa impresa, ne sono rimasta affascinata: ho pensato a tutti i progressi che, dall’inizio dell’Ottocento ad oggi, hanno rivoluzionato le teorie e i metodi dell’astronomia, progressi che gli stessi astronomi di oggi ignorano, chiusi come sono nel loro sapere specialistico, astorico, proiettato nel futuro e ignaro del passato. Così ho deciso di accettare questa scommessa". - Quali sono, secondo lei, le scoperte più rilevanti avvenute negli ultimi due secoli di investigazioni sul cielo? "Alla fine della sua Storia Leopardi afferma che l’astronomia è ormai arrivata a conoscere tutto quello che c’è da sapere sui moti dei pianeti e degli astri; quanto alla struttura delle stelle e alla loro evoluzione, aggiunge, l’uomo non sarà mai in grado di scoprirle. Si sbagliava: pochi anni più tardi sarebbe nata la spettroscopia, la scienza che avrebbe permesso di conoscere la composizione chimica delle stelle, di capire come nascono, si evolvono e muoiono. Grazie a questa scienza, oggi noi sappiamo che all’interno delle stelle avvengono reazioni chimiche in virtù delle quali si formano tutti gli elementi chimici che compongono l’universo, a cominciare dal nostro stesso corpo. Ma molte altre scoperte hanno cambiato la storia dell’astronomia: dalla nascita dell’astrofisica, inaugurata dai fratelli Carolina e John Herschel più o meno negli stessi anni in cui Leopardi scriveva la sua opera, all’introduzione della fotografia, decisiva per compiere osservazioni più affidabili e precise sul cielo, dagli studi sulla struttura dell’atomo compiuti da Niels Bohr all’inizio del Novecento all’avvento della fisica quantistica e alla formulazione della teoria della relatività, che ha cambiato il modo di pensare dei fisici e degli astronomi. "E ancora, la scoperta dell’esistenza di altre galassie al di fuori della Via Lattea, la nascita, negli anni Trenta, della radioastronomia, la scienza che studia le radiazioni emesse dai corpi celesti, i primi satelliti lanciati nello spazio che hanno permesso di osservare il cielo in tutte le bande dello spettro elettromagnetico. Per non parlare delle più recenti scoperte, come quella dovuta a un giovane ricercatore italiano, Paolo De Bernardis, che usando un pallone stratosferico è riuscito a fotografare l’universo così come esso doveva apparire trecentomila anni fa, a circa 15 miliardi di anni luce di distanza dalla Terra, e a determinare come esso obbedisca alle leggi della geometria euclidea..." - Dell’opera di Leopardi che cosa l’ha colpita di più? "Innanzitutto la veemenza con cui il futuro poeta, appena quindicenne, si scaglia contro ogni forma di superstizione e di falsa credenza, difendendo le ragioni di un razionalismo assoluto. Interessante, inoltre, è il fatto che Leopardi sembri essere sensibile alla domanda sulla presenza di forme di vita intelligente nell’Universo. Pur ritenendo impossibile dare una risposta a questo interrogativo, riferisce le teorie degli scrittori antichi che avevano provato a immaginare i possibili abitanti di Marte, della Luna o di Venere". - E lei che cosa pensa dell’ipotesi di una vita ex-traterrestre? "Beh, se pensiamo che l’universo è costituito da centinaia di miliardi di galassie, che a loro volta contano decine di miliardi di stelle simili al Sole, sembra assurdo credere che solo sulla Terra, che non è altro che un granello di polvere in questo spazio senza fine, si sia sviluppata una vita intelligente. Noi ci siamo perché casualmente il nostro universo presenta le condizioni adatte alla nostra esistenza. Ma in uno spazio tempo infinito si formano infiniti universi, e tra questi ce ne deve pur essere qualcun altro che abbia sviluppato condizioni favorevoli alla vita. Per questo ritengo ragionevole immaginare che il cosmo abbia altri abitanti oltre all’uomo: quanto alla possibilità di entrare in contatto con questi "alieni", il discorso è più complicato. A separarci, infatti, sarebbero il limite invalicabile posto dalla velocità della luce e le enormi distanze che intercorrono tra una stella e l’altra: e poi, non riusciamo a capirci nemmeno tra noi terrestri..." - Il sottotitolo del libro, Dalle origini al Duemila e oltre, accenna a un futuro ancora da venire. Cosa c’è, secondo lei, in quell’oltre? "In ambito cosmologico ci sono ancora molti dubbi da fugare e ipotesi da confermare. I prossimi anni dovrebbero portarci nuove conoscenze, ad esempio, relativamente alla natura della cosiddetta "materia oscura", una sorta di energia che agisce in contrapposizione alla forza di gravità e che sembra costituire il 95 per cento della materia dell’universo. Ma la vera pietra filosofale degli astronomi del "Duemila e oltre" è la scoperta di pianeti extrasolari, e in particolare di pianeti che, come la Terra, siano dotati di atmosfera e perciò permettano la vita".

[da Il Giornale di Brescia, martedì 11 giugno 2002]