Giolo, destino d’eremita

Pagine 116
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Giolo? Sì, Giolo. Ma Giolo chi? Giolo l’eremita. Il beato Giolo, naturalmente. Come, non lo conoscete ancora? Ammettiamolo pure. Forse il nostro Giolo non va annoverato - come Francesco e Jacopone - nella cerchia dei più celebri fra i molti santi e beati di cui si gloria l’Umbria medievale. Ma il più attuale è di certo. E questo non tanto per la notorietà indesiderata di cui Sellano, suo paese natale, ha goduto in seguito al recente terremoto (1997). Attuale, quell’eremita del XIII secolo lo diviene ora, a secolo XXI inoltrato, in virtù del presente libro che Dario Sabbatucci gli ha dedicato e che felicemente inaugura una nostra collana riservata a "storie di santi e briganti". Di quale anomala sorta d’attualità si tratti, il lettore s’avvederà sin dalle prime pagine, sollecitato al divertimento ed alla riflessione dal ragionare su "moderati" e "faziosi" d’ogni tempo, scoprendo la vera origine del termine "pagano" e interrogandosi sulla possibilità o meno di "evadere la storia". Noi, qui, a titolo di presentazione, possiamo soltanto garantirgli che dalla creativa rilettura d’una remota agiografia Dario Sabbatucci ha ricavato un saggio ("cristianesimo applicato", lo definisce con sorridente malizia) in ogni riga - si può dire - smagliante per vis polemica, erudizione e originalità deduttiva, senso dell’umorismo e rigore filologico. L’autore, ch’è fra i massimi nostri studiosi di storia delle religioni, mette qui a frutto il patrimonio delle sue conoscenze accademiche per dar corpo e smalto letterario a divagazioni "stravaganti", (vale a dire extra-accademiche nel senso che Giorgio Pasquali attribuiva al termine) su costumi e società dei nostri e d’altri tempi.


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