Cinque anni con Voltaire

Pagine 134
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È la prima volta che queste memorie di Alessandro Collini, per cinque anni (1750-1755) segretario e "portaborse" di Voltaire, compaiono tradotte in italiano dall’originale francese. Al testo di Collini, stampato postumo dal figlio a Parigi nel 1807, attinsero a piene mani studiosi e biografi di Voltaire, spesso senza neanche citarlo. Ma rimase incredibilmente escluso dalla più ampia cerchia dei lettori non specialisti. Si tratta infatti d’una delle più coinvolgenti e originali testimonianze sulla vita pubblica e privata, sulle virtù e (soprattutto) sulle debolezze non soltanto d’un personaggio di eccezionale rilievo come Voltaire, ma di quell’intera società cosmopolita che giunse nella seconda metà del XVIII secolo al culmine d’una raffinata decadenza per dissolversi poi nel vortice della rivoluzione.

Tale quadro d’insieme non emerge dalle astratte disquisizioni d’un moralista illuminato, ma dalla cronaca minuta, precisa, impietosa proprio perché obiettiva, d’un giovane fiorentino che il caso portò a vivere accanto a Voltaire nel periodo "berlinese", forse il più turbinoso, impegnativo e controverso della sua movimentata esistenza. Nucleo centrale delle memorie di Collini, è infatti il turbolento rapporto fra l’idolatrato maestro e il di lui infido amico, sodale, ammiratore e denigratore Federico II re di Prussia. Fra i due, attestati di reciproca devozione, malignità, dispetti, litigi e riconciliazioni sino alla rottura finale culminata nell’esilarante episodio di Francoforte (1753), quando Voltaire e la nipote madame Denis vennero angariati dalla gendarmeria locale occultamente sobillata dal vendicativo "filosofo di Sanssouci", come Federico amava definirsi. Collini ci ha così lasciato inconsapevolmente un affresco ancor oggi prezioso, unico nel suo genere, di quell’Europa "che parlava francese" e alla quale tanto deve l’Europa attuale alla ricerca della propria smarrita identità culturale. Alessandro Collini nasce a Firenze nel 1727. Studente di giurisprudenza a Pisa, alla morte del padre lascia l’Italia in cerca d’avventure. Una lettera di raccomandazione per una ballerina italiana che furoreggiava a Berlino (Barbara Campanini, detta barberina), lo introduce presso Voltaire, allora ospite di Federico II, e ne diviene segretario. Dopo cinque anni deve lasciare Voltaire. È nominato direttore del "gabinetto di storia naturale" a Mannheim dove muore nel 1806. Oltre a queste memorie, pubblicate postume, è autore di numerose opere storiche e scientifiche. C’era una volta un’Europa che parlava e scriveva in francese. L’Europa di Voltaire, naturalmente. E anche l’Europa di Federico II di Prussia. E anche l’Europa del fiorentino Alessandro Collini, che di Voltaire fu per cinque anni segretario, factotum, confidente. Nelle sue memorie, per la prima volta tradotte, la testimonianza impietosa della singolare, ambigua amicizia fra l’autore di Candide e il "re filosofo".

Un affresco, ancor oggi "attuale", delle virtù e (soprattutto) dei vizi d’una società giunta al culmine della sua raffinata decadenza.


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