Canzone d’amore e di morte dell’alfiere Christoph Rilke

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Pagine 94
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"Era una notte di luna piena, una brezza assai forte scacciava le lunghe nuvole scure che simili a stretti nastri neri passavano incessantemente sul disco illuminato. Ero in piedi alla finestra e guardavo le nuvole scorrere molto veloci (…) e nel loro rapido ritmo mi sembrava intendere il mormorio di parole che ripetevo a mezza voce come in un sogno incosciente, ignaro di ciò che sarebbero divenute: reiten, reiten, reiten; e allora mi sono messo a scrivere, sempre come in sogno. Scrissi tutta la notte e al mattino la canzone di Christoph Rilke era terminata".

Così, molti anni dopo, Rainer Maria Rilke rievocò alla principessa Maria Turn und Taxis le circostanze in cui nell’autunno 1899, in una località presso Berlino, il giovane poeta aveva portato a termine la prima stesura della "canzone" destinata a diventare famosa.

Un successo, però, tutt’altro che immediato. Dopo due successive versioni, bisognerà attendere l’edizione della Insel Verlag del 1912 perché l’alfiere rilkiano cominci la "lunga marcia" che l’avrebbe portato ai massimi livelli diffusionali in tutta Europa. Un testo che accompagnò, fra l’alto, consolandone malinconie e disagi, molti altri giovani "alfieri" d’opposti schieramenti nelle trincee della prima guerra mondiale. E questo proprio perché - come osserva Mario Specchio nel suo magistrale saggio introduttivo - l’Alfiere non è affatto "una canzone di guerra" ma al contrario "una poetica celebrazione dell’amore e della morte" che ricongiunge l’uomo "attraverso il canto, alle regioni archetipe dell’esistenza".

A cent’anni dalla sua prima stesura, riproponiamo qui le mirabili cadenze e le magiche suggestioni, rese con perfetta aderenza linguistica e poetica nella versione di Anna Maria Carpi (ringraziamo l’editore Einaudi per averne concesso la riproduzione da Rainer Maria Rilke, Poesie, biblioteca della Pléiade, Torino 1995).

Le dieci tavole originali appositamente create da Angelo Canevari conferiscono a questa edizione una sua autonoma valenza artistica e testimoniano con singolare evidenza lo stretto rapporto esistente tra raffigurazione grafica e invenzione poetica, nel solco della grande tradizione degli illustratori europei, dalla Gerusalemme liberata del Piazzetta in poi.


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