Autobiografia

Pagine 260
Lire 30.000
Con un saggio di Giulio Cattaneo
In appendice: La biblioteca delle "sudate carte".


L’Autobiografia di Monaldo Leopardi - che ricompare a 150 anni dalla morte del suo autore - non raccomanda soltanto come preziosa, vivacissima testimonianza d’un periodo cruciale della storia d’Italia, tra insorgenze sanfediste e repressioni francesi. Lo riconobbe anche Alberto Moravia: a quel genere di "prodigalità e socievolezze" descritte da Monaldo "noi dobbiamo in sostanza una civiltà che ha lasciato splendide e raffinate vestigie del passato" (prefazione a Il viaggio di Pulcinella, Roma 1945). Riconoscimento tanto più significativo in quanto accompagnato da giudizi fortemente critici verso le scelte "reazionarie", da "insopportabile moralista" - così Moravia - del padre di Giacomo Leopardi.

Confessioni impietose di carattere personale e familiare, oltre ad acute e spesso ironiche osservazioni di costume, conferiscono a queste pagine motivi di singolare, rinnovata suggestione. Esse offrono inoltre elementi essenziali per comprendere quali contrastanti influenze il modello paterno abbia esercitato nel portare a maturazione il genio di Giacomo Leopardi.

Lungo l’itinerario che dalla complessa personalità di Monaldo giunge sino al sofferto rapporto con il figlio eccezionalmente dotato, ci è di guida sicura il saggio introduttivo di GIULIO CATTANEO che con precisione critica e originalità interpretativa riesamina non solo i tratti salienti dell’Autobiografia ma anche la documentazione relativa all’ambiente e alla famiglia del suo autore.

In appendice ristampiamo il fondamentale e ormai introvabile studio di Alessandro Avòli (1883), dedicato a quella biblioteca di Monaldo che tanta parte ebbe nella formazione culturale di Giacomo e dove questi, abbandonate le "sudate carte", impose al nome di Silvia il suggello d’una poesia immortale.


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