Presentazione
Fra tutti gli almanacchi - incogniti o celeberrimi - questo dell'altana è di gran lunga il più strampalato. Nato per caso, nel compilarlo ci siamo divertiti e appassionati. Accadrà lo stesso ai lettori? Il dubbio non deriva certo dai testi che collaboratori eminenti e disinteressati ci han fornito, né dalla copertina e dai fregi che Angelo Canevari, con incosciente generosità d'artista, ci ha donato.
No, l'incertezza sul giudizio altrui ha motivazioni diverse, di nostra esclusiva pertinenza. Riguarda il criterio con cui abbiamo messo insieme quest'almanacco. Un almanacco che, di almanacco, onestamente mantiene solo qualche fittizia e ingannevole apparenza, come la ripartizione nei canonici dodici mesi. Ma invano qui si cercherebbero effemeridi, onomastici, feste comandate, consigli stagionali o profetici oroscopi.
E anche le ricorrenze - secoli, mezzi secoli, quarti di secolo - sono scandite com'è parso a noi, senza regola, omettendone alcune degne di grancassa e ricordandone altre, meritevoli, al più, d'un pifferaio sfiatato.
Insomma nella gabbia dell'almanacco ci abbiamo rinchiuso un po' di tutto, alla rinfusa, da scriteriati. Potevamo, allora, invece d'almanacco chiamarlo zibaldone o quaderno o antologia? Nemmeno per idea. È stata la parola almanacco, questa e nessun'altra, a propiziar l'impresa. Almanacco i dotti lo fan derivare in genere dall'arabo o dall'ebraico oscuramente collegandolo alle misurazioni del tempo. Una tradizione illustre, perpetuata in mille forme dai Provenzali al venditore leopardiano e poi sino a noi, da Maccari al Barbanera. Ma, di questa parola, più che la sostanza è il suono che ancor oggi incanta e ci ha incantato. A differenza dell'esplicito lunario, almanacco rimane termine incerto, che accende la fantasia e suscita poetiche assonanze, proprio come accadeva a Guido da bambino quando cocotte gli evocava l'uovo e la gallina.
Almanacco - suono antico e alquanto controverso - che, siccome esattamente cosa voglia dire ancora bene non si sa, sembra adattarsi ottimamente al nostro passato e al nostro futuro prossimo o remoto, sempre dubbio.
Ecco, dunque, il perché dell'almanacco. E il perché dell'altana? È presto detto. Perché l'altana è un luogo reale, elevato, in cima e non dentro i palazzi, dal quale è consentito guardare avanti e indietro, senza ostacoli e schermi, con un tetto che protegge dalle intemperie, ma senza pareti intorno, sicché da tutti i lati, liberamente, vi possano spirare scirocco o zeffiro, bora o maestrale, brezza o tramontana, da qualsiasi parte la rosa dei venti ce li mandi, siano essi forti o leggeri ma limpidi sempre e capaci di spazzar via dalle nostre terrazze i residui mentali d'ogni inquinamento.