Liberal
Il viaggio di Cattaneo tra fantasia e realtà
di Raffaele Manica
La tradizione degli scritti di viaggio è in Italia piuttosto folta. Scritti fuori di casa o una volta tornati, la caratteristica essenziale di questi libri non è tanto il senso dell’avventura, quanto invece il gusto per regole, rispetto a quelle della narrazione, più libere, rifondate a ogni incontro con paesaggi diversi da quelli domestici.
Nella serie delle Dispense delle Edizioni dell’Altana, concepita in maniera tale da assomigliare a libri di lettura di altri tempi (illustrazioni, caratteri grandi, pagine squadrate a vista, ornate lettere iniziali dei singoli paragrafi) esce ora Viaggi. Microscopici miniepisodi di Giulio Cattaneo. Nartatore e saggista, Cattaneo fu autore, anniFa, di un sapido saggio biografico, non alieno dal gusto dell’aneddoto significativo, su Gadda, Il gran lombardo: di quel libro resta qui intatto il tono affabile. Cattaneo si avvicina al viaggio sia come esperienza sia come letteraria immaginazione. Il suo è un rapporto cordiale con la tradizione, come mostra il capitolo che passa in rassegna, con la filigrana di partecipati inserti biografici, il genere della prosa di viaggio. Seguono dei capricci letterari su luoghi sentimentali e geografici vicini o appena meno vicini, rivisitati in immagini di personaggi oltre che di paesaggi: qui, dove la memoria si incrocia con l’invenzione, le scoperte più autentiche sono frutto dell’esercizio del ricordare. E tutto viene detto tra discrezione e curiosità, come ci si augura sempre sia la conversazione dei compagni di viaggio, anche occasionali.
[da Liberal, 10 settembre 1998, n. 28, a. I, pagina 75]