La Repubblica

Cultura

 

Una retrospettiva a Palermo

BENEDETTA L’AEROPITTRICE E I SUOI ROMANZI

di Giuseppe Dierna

 

In un gruppo come quello futurista, che aveva fin dal primo Manifesto ribadito il proprio "disprezzo per la donna", certo stupisce la forte presenza femminile, ampiamente testimoniata dalla bella antologia Le futuriste, curata alcuni anni fa da Claudia Salaris. Di quella schiera nutrita e variegata, spesso votata alla più seriale ripetizione di motivi e stilemi proposti, nei diversi manifesti, da teorici sempre al maschile, Benedetta - vale a dire Benedetta Cappa Marinetti (1897-1977), scrittrice e "aeropittrice futurista", dal 1923 moglie del fondatore del movimento - costituisce di sicuro la voce più originale e robusta (a cui Palermo dedica ora una grande retrospettiva al Palazzo delle Poste, aperta fino al 24 gennaio ‘99).

Una bella foto di Anton Giulio Bragaglia ce la mostra ventitreenne, con gli scuri capelli raccolti, gli occhi teneri e profondi, affascinante. Un volume pubblicato in questi giorni dalle Edizioni dell’Altana Le forze umane, Viaggio di Gararà, Astra e il sottomarino (prefazione di Simona Cigliana, pagg. 249, lire 48.000) propone l’intera sua produzione romanzesca, con l’aggiunta di due brevi interventi degli anni Venti. Benché già stimata pittrice, giovanissima allieva di Balla all’epoca del fatale incontro con Marinetti e firmataria nel 1929 del "Manifesto dell’aeropittura", Benedetta aveva infatti sempre coltivato la propria passione per la narrativa, pubblicando tra il 1924 e il 1935 i suoi tre romanzi, diversi nella forma e nella resa finale, ma accomunati dal sentore di una trama misteriosa e occulta che traversa l’universo, da un’inusuale attitudine a frugare fra le pieghe del proprio subconscio.

Dopo Le forze umane, romanzo quasi autobiografico dal taglio sintetico, scoppiettante di onomatopee intercalato da astratte "sintesi grafiche", Viaggio di Gararà è una beffarda allegoria della Logica, nana zoppa "che si sostiene su due grucce-compassi". Piccolo gioiello della prosa futurista, Astra e il sottomarino intreccia invece sogni e lettere scambiate tra la diciottenne Astra e il capitano Emilio, chiuso "nell’involucro metallico" del proprio sommergibile, imbrigliando il lettore nel ritmo forsennato di una scrittura altamente evocativa, di un lirismo assoluto, che non conosce pause o cedimenti.

[da la Repubblica, domenica 29 novembre 1998, pagina 31]