Questo testo ha vinto il premio
"Io Libro" 2000 ed è stato pubblicato sull’Almanacco dell’Altana 2001Silvio Fusco
Il naso di Cleopatra non era poi così lungo
La mia vita è stata meravigliosa. Ho conosciuto persone eccezionali.Ho amato le donne più belle.Ho visitato luoghi favolosi.Ho vissuto le avventure più incredibili e fatto le esperienze più appaganti. Sono così pieno della vita, e di tutto quello che mi ha dato, da poter morire più che serenamente. Non c’è incontro che non abbia incontrato, non c’è sofferenza che non abbia sofferto, non c’è avventura in cui non mi ci sia avventurato. Ho visto tutto.Ho sentito tutto.Ho toccato tutto.Ho pensato a tutto.Eccetto alla morte.Che non conosco, con cui non ho mai parlato, cui non ho mai prestato attenzione.Ma ora, Padre, sento che è arrivato il momento.Io l’ho conosciuto, Gesù.Me l’ha presentato una mia amica.Un giorno che andai a trovarla, per passare un po’ di tempo, come al solito, fra le sue lenzuola, Maddalena mi disse che non poteva più trattenersi con me o, almeno, non nel modo in cui c’eravamo intrattenuti fino a quel momento.Era cambiata.Pentita.E redenta.Aveva conosciuto il Messia.Così volli conoscerlo anch’io: un gran "Signore", non c’è che dire!Il naso di Cleopatra non era poi così lungo.Certo, non era né delicato né bello.In compenso aveva occhi neri bellissimi, vesti di seta profumate e trasparenti. I suoi movimenti erano regali e sensuali. Il suo potere mi eccitava.Ho passato notti da favola in sua compagnia.Anche se non è molto cavalleresco dirlo, ma il sesso con lei è stato, indubbiamente, il migliore della mia vita.Altro che quella Salomé: tutto fumo e poco arrosto. Quando arrivò quell’Antonio (a mio parere, mica poi tutto questo "marcantonio" che si dice) capii, subito, i guai che ne sarebbero derivati e tagliai la corda. Avevo troppa voglia di vivere io, e c’erano troppi "serpenti" tra quelle piramidi.Anche se l’amavo, non mi sono mai pentito perché se non fossi scappato non avrei permesso alla vita di offrirmi altre avventure che aveva in serbo per me.Come, ad esempio, le investigazioni con il mio amico Sherlock Holmes.Che uomo fantastico!Così elegante ed intelligente!Mi sono divertito moltissimo in sua compagnia.Gli ho anche dato qualche dritta, senza la quale, in taluni casi, nemmeno la sua proverbiale astuzia avrebbe potuto fare molto per risolverli.Ma non mi ha mai ringraziato per questo.Anzi!"Le nostre strade portano a separarci, mio caro..." mi disse col suo solito elegante altero distacco.Ma nel prendersi come assistente quell’imbranato di Watson, così goffo, passivo, poco conflittuale, insomma l’esatto contrario di me, mi fece il più bel complimento che potesse farmi.Lasciare Londra non fu certo un dramma per me.Quel freddo e quella pioggia non li ho mai sopportati.E poi, c’era il ricordo di Oscar.E di quel processo così umiliante per lui.Ma che oggi umilia tutti loro e tutti quelli che gli voltarono, ipocritamente, le spalle. Peggio per loro, non si accorsero di voltare le spalle a un genio.Quel cielo così plumbeo di Londra!Così diverso da quello, assolato e colorato, dell’Africa.Della "sua" Africa.Dell’Africa di Karen.Fui io a convincerla a lasciare la fredda e formale Europa.Molte volte mi scrisse, ringraziandomi, per quel giallo e quell’arancione, per quegli odori così forti e per quell’amore che le avevo, così, regalato.Che bello quando passavo a trovarla e ascoltavo le sue storie.Anch’io le raccontavo le mie avventure del passato. Le piaceva ascoltare di quando, io ed un gruppo di miei amici, armati di cappa e spada, riuscimmo a risolvere un delicato intrigo di corna, potere e una collana, organizzato contro la Regina. Una "bomba" così potente che avrebbe fatto saltare tutto il Regno. Ma io ed i miei amici fummo così impavidi da sistemare tutto."Uno per tutti e tutti per uno" era il nostro motto.Finché non persi la testa per Costanza, la fidanzata del mio amico D’Artagnan. E quando capii che stavo per rovinare tutto decisi di allontanarmi definitivamente da loro. Ah, le donne!"Ma tutti i guai connessi a tali graziose creature sono stati i migliori guai della mia vita: quelli per cui è valsa la pena di vivere" come amava ripetermi spesso il mio amico Giacomo di Venezia. Dato che sto per morire e sono in vena di confidenze: anch’io sono stato amante di Lady Chatterly.Non proprio "quello".Ma quello subito dopo.Ho incontrato anche la dolcissima Giulietta e stavo per innamorarmene ma, per fortuna, ella s’invaghì di Romeo e... è andata com’è andata.Altrimenti avrei potuto fare io quella fine. Anche perché non credo che i suoi genitori avrebbero acconsentito a che la frequentassi e lei era così impulsiva e drammatica.Ma ho anche sofferto.Non potrò mai dimenticare il tempo passato con i Frank, costretti a nascondersi per sfuggire ai nazisti e ai campi di concentramento. E la piccola Anna.E i suoi piccoli sogni.Così grandi, in quel nascondiglio.Avrei voluto fare di più per lei, e non solo vederla scrivere e sognare.Ho visto giganti con un occhio solo, maliarde che trasformavano gli uomini in porci e sirene incantatrici, tutto per riportare quello scavezzacollo di Ulisse alla povera Penelope che lo aspettava a casa.Quanti viaggi ho fatto!Sulle diligenze del vecchio West, sulla Santa Maria dietro quel folle di messer Cristoforo e al suo folle progetto di scoprire nuove terre, sull’Orient Express, negli Harem di mille e una notte, nei paradisi tropicali con Robinson e Venerdì, con il capitano Akab per catturare la balena bianca, in mongolfiera per il giro del mondo in 80 giorni...Padre...Ma ora sono stanco.Sono stanco di viaggiare.Voglio fermarmi.È questo morire?È questa la morte?- Padre cos’è successo?- Il detenuto è morto, avvertitene i familiari.- È l’unico modo che aveva per scappare di qua st’assassino figlio di puttana.- Un po’ di rispetto! Da quanto era qui?- Da quindici-sedici anni, aveva l’ergastolo.- Che faceva di solito?- Leggeva.- Sempre?- Sempre. Li vede là tutti quei libri?... Sono suoi. Erano suoi.
[Racconto tratto dall’
Almanacco dell’Altana 2001 - © Edizioni dell’Altana]