AL LETTORE

Questa operetta prende l’avvio dal ricordo di una tesi di laurea sulla prosa di viaggio, proposta, ma non arrivata a conclusione, nella Facoltà di Lettere a Firenze, alla fine degli anni Quaranta. Seguono i viaggi veri e propri in un periodo che va dagli ultimi mesi della guerra fino a tempi recenti. Viaggi non da inviato di un giornale; non inchieste, ma nemmeno descrizioni minute perché troppe ce ne sono nella letteratura della prima metà del secolo. Quello che è stato visto in Italia e all’estero appare soltanto in accenni, in scorci: non mancano i luoghi, ma sempre di sfondo ad una vicenda minima, di poco conto, a "microscopici miniepisodi", secondo la definizione di Montale. Ormai non c’è più niente da scoprire, ma resta l’esigenza di viaggiare liberamente, senza il dovere di renderne conto a nessuno, raccogliendo immagini e particolari da usare magari più tardi, pasticciando con qualche reminiscenza letteraria. Si comincia coi viaggi poveri dell’immediato dopoguerra: gite di ragazzi squattrinati in giro per la Toscana, le vacanze a prezzi modici nelle pensioni di montagna, pochi anni dopo, e poi i viaggi organizzati, anche di lavoro, per l’Europa e l’America, sempre per pochi giorni. Viaggi reali e immaginari perché il viaggio è caro al genio del romanzo e la letteratura è ricca di viaggi fantastici come l’immaginazione dei ragazzi che inventano storie con personaggi in movimento continuo da un luogo all’altro sull’esempio dell’Odissea letta a scuola e dei poemi cavallereschi.

GIULIO CATTANEO