Introduzione dell’autore

La vita di Voltaire è stata scritta da letterati ben degni di delineare la lunga e brillante carriera del più illustre scrittore del diciottesimo secolo. Molti di essi hanno meritato di vedere le loro opere affiancate a quelle del celebre uomo, il quale non li avrebbe certo sconfessati come suoi biografi. Per sessant’anni Voltaire concentrò su di sé gli sguardi dell’Europa intera; i suoi scritti venivano accolti con avidità, come tutto quello che concerneva i suoi discorsi o i suoi atti: gli apologisti infatti non sono mai rimasti sforniti di materiale. Ma lo hanno mostrato quasi circondato da principi e da grandi personaggi e raramente fra i suoi amici e servitori; hanno ricordato le sue battute e i suoi motti spiritosi che davano tanto fascino e tanta gaiezza alla sua conversazione; ma hanno taciuto sui suoi rapporti con chi familiarmente viveva presso di lui. Hanno fatto il ritratto fedele dell’amico di Federico, del protettore di Calas, del filosofo di Ferney, ma non lo hanno rappresentato qual era, nelle sue abitudini intime e quotidiane, mentre si occupava delle faccende domestiche, dando libero corso ai suoi sentimenti e scendendo a volte nei dettagli più comuni della vita privata, tutte cose che parlano dell’uomo meglio di tutte le sue azioni pubbliche. Nel racconto che sto per farvi si trovano molti episodi di questo genere. Nulla di quanto riguarda Voltaire può essere indifferente. Un grand’uomo, come una bella donna, non teme il negligé, ma anzi piace di più così. Ho redatto questa relazione basandomi sulle annotazioni tenute in forma di diario durante i cinque anni consecutivi della mia permanenza al fianco di Voltaire. Vi ho aggiunto le lettere che mi scrisse, tutte di suo pugno, dal momento in cui mi sono allontanato da lui fino all’ultimo anno della sua vita: esse nulla possono aggiungere alla sua gloria, ma forniranno sul suo carattere elementi più precisi e metteranno a nudo il suo cuore, tanto spesso vilipeso dall’invidia e dalla malignità. Mentre i miei giorni declinano, stretto dalle preoccupazioni, queste lettere sono la mia consolazione; mi ricordano i miei lavori letterari, l’amicizia di cui mi onorava quell’uomo illustre, il piacere, sempre rinnovato, che provavo standogli vicino, in altre parole, i momenti più belli della mia esistenza. Sono stato obbligato, per rendere edotto il lettore delle circostanze che mi fecero conoscere Voltaire e che lo indussero a prendermi con sé, a risalire a tempi più remoti e a raccontare alcuni episodi della mia giovinezza, episodi che sono all’origine delle vicissitudini che, come i primi anelli di una catena, si svolsero nell’epoca cruciale che mi condusse accanto al mio protettore. Nato nella capitale della Toscana e da tempo residente in Germania, dove ho un figlio e una famiglia, risparmio al lettore le circostanze che, dopo avermi fatto successivamente percorrere i Grigioni, il Brandeburgo, la Francia e la Svizzera, mi hanno fatto fissare la mia residenza nel Palatinato del Reno. Scrivo queste memorie sia per la mia famiglia e per i miei amici che per la gente di lettere e per il pubblico: se la loro curiosità sarà soddisfatta, se si leggerà con qualche piacere quest’opera dedicata alla memoria di Voltaire, sarò perdonato per aver un poco parlato di me.

Alessandro Collini

Mannheim 1800

[© Edizioni dell’Altana – 1999]