Ideazione

 

Viaggi di Giulio Cattaneo

di Fabrizio De Priamo

 

Elémire Zolla ha scritto, qualche anno fa, un bel libro sulle "aure" ormai estinte in Occidente ed ancora presenti in alcuni luoghi orientali. Per "aura" Zolla intende indicare una fascinazione, una brezza "spirante dalle persone o dai luoghi", esperienza concreta del meraviglioso, della quale riesce perfino a datare la sparizione. Per esempio, nell’Italia degli anni Cinquanta, quando nei ristoranti toscani i camerieri, alla raccomandazione del cliente di evitare l’aglio nelle pietanze, cessarono di replicare col santo bisbiglio: "Per carità, ci offende".

Giulio Cattaneo mostra, attraverso il suo Viaggi, di essere riuscito a cogliere l’ultimo zefiro di questa persistenza dello straordinario italiano, assaporato in esperienze vissute col piglio del viaggiatore-studioso di taglio settecentesco. Il suo scritto è un pastiche, raffinato, finché basti, accattivante finché basti, in cui sono riversate riflessioni personali, citazioni dal "libro degli amici" di altri noti prosatori di viaggio, nonché le memorie di epopee gastronomiche, inondate di Chablis e Borgogna su sfondi italiani, parigini, austriaci.

Degno di menzione il senso della misura, a disincantare il rischio del "diarismo", tra ricordo letterario e narrazione personale, ove appaiono quasi distrattamente le figure di Gadda, Ungaretti, Rea, Bigongiari e molti altri, legati all’autore nell’amicizia e nell’esperienza di viaggio.

Da buon "icononauta", per usare un espressione di Gian Piero Brunetta, Cattaneo riesce a ben rappresentare l’oscenità radicale del viaggio e la sua capacita di strutturare il senso di una temporanea e delicata uscita dal mondo.

[da Ideazione, novembre-dicembre 1998, a. V, n. 6, pagina 236]